Martin Luther King: un uomo che ha cambiato il mondo

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// ottobre 19, 2014

Si tratta de “I have a dream”, il discorso tenuto da Martin Luther King il 28 agosto del 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili.

Uno dei personaggi storici che ha cambiato positivamente il nostro mondo….vale la pena scorrere il mouse e leggere come un uomo possa muovere un popolo verso un miglioramento collettivo:

”Sono felice di unirmi a voi in questa che passera? alla storia come la piu? grande dimostrazione per la liberta? nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmo? il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattivita?.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non e? libero; cento anni dopo, la vita del negro e? ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di poverta? solitaria in un vasto oceano di prosperita? materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della societa? americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “paghero?” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “paghero?” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della liberta? e del perseguimento della felicita?. E’ ovvio, oggi, che l’America e? venuta meno a questo “paghero?” per cio? che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”.

Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunita? offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci dara?, a presentazione, le ricchezze della liberta? e della garanzia di giustizia.
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non e? il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo e? il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo e? il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo e? il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo e? il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finira? fino a quando non sara? stato raggiunto un tonificante autunno di liberta? ed uguaglianza.

Il 1963 non e? una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprendera? a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sara? in America ne? riposo ne? tranquillita? fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sara? sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’e? qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di liberta? bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignita? e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunita? negra non dovra? condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunita? bianca, perche? molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino e? legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro liberta? e? inestricabilmente legata alla nostra liberta?. Questa offesa che ci accomuna, e che si e? fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovra? essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finche? il negro sara? vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finche? i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle citta?. Non potremo essere soddisfatti finche? gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto piu? grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finche? i nostri figli saranno privati della loro dignita? da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finche? i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finche? la giustizia non scorrera? come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di liberta? ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalita? della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata e? redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle citta? del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione puo? cambiare, e cambiera?. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E percio?, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperita? di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno.

E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si levera? in piedi e vivra? fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verita?, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformera? in un’oasi di liberta? e giustizia.
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualita? del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sara? esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrera? e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa e? la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la liberta?, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sara? il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di liberta?, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la liberta?; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la liberta? dalle poderose montagne dello stato di New York. Risuoni la liberta? negli alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la liberta? dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve. Risuoni la liberta? dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.
Risuoni la liberta? dalla Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la liberta? dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Risuoni la liberta? da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la liberta?.
E quando lasciamo risuonare la liberta?, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni citta?, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.”

MARTIN LUTHER KING

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